Ciò che rimane è il vuoto… diario di bordo

Ciò che rimane è il vuoto… diario di bordo

Aquarius Sabato 27.08.2016

“E’stato un bel giorno- ne sono felice!”

Questa è una storia intima. Riguarda una situazione insostenibile che coinvolge il Mare Mediterraneo con fatica, stress ed emozioni. Tutto questo è ciò che ha dovuto affrontare – chi più, chi meno, ognuno a proprio modo- la nostra piccola ciurma di soccorritori sulla nave di salvataggio Aquarius di SOSMEDITERRANEE. Questa storia parla di me.

Potreste pensare che sia assurdo. E’ assurdo che le persone siano costrette a scappare dai propri Paesi natali e che l’unica possibilità che esse hanno e scelgono sia quella che, con maggiore probabilità, li porterà a morire. Pagano denaro a criminali per salire su un gommone che non è fatto per attraversare il Mediterraneo. E’ ovvio che salire su una barca per attraversare il mare può significare morte – ma le persone che lo fanno sono disperate e accettano il rischio, per alcuni è meglio morire in mare che restare a casa, ce lo hanno detto.

Per la nostra squadra di soccorritori volontari a bordo dell’Aquarius è un dovere salvarli. La scorsa settimana siamo riusciti a salvare 685 vite – molte donne con i loro neonati, bambini, adolescenti. È difficile descrivere cosa ti succede dentro durante un’operazione di salvataggio, da qualche parte sul vasto Mare Mediterraneo, di fronte alle coste Libiche. È sconvolgente vedere come 134 esseri umani viaggino ammassati su un semplice gommone.

È ancora più spaventoso vedere oltre 400 fra donne, bambini e uomini su una barca di legno sovraffollata; alcuni sono addirittura sotto coperta, senza luce e con pochissima aria da respirare. Un guscio di noce sul mare, inadatto alla navigazione, con il motore rotto; una barca piena di esseri umani che temono per la propria vita.

La nostra squadra di salvataggio è riuscita ad evacuare la barca di legno in più di 4 ore, una squadra di Open Arms, con la propria imbarcazione di salvataggio Astral, ci ha supportato. L’Aquarius si è riempita di gente proveniente da tanti Paesi africani diversi. Nel momento in cui salivano sulla nostra nave di salvataggio c’era un sorriso sui loro volti. Sono arrivati a bordo a piedi nudi, con nient’altro che la propria vita salva – e ora sono al sicuro.

Durante un salvataggio di questo tipo tutti sono sottoposti ad uno stress estremo, ma funzionale. Le procedure erano state provate molte volte e applicate sul campo reale 25 volte a partire da marzo. Da allora abbiamo salvato 5654 vite mediante operazioni di salvataggio autonome o in cooperazione con altre navi civili di soccorso nell’area. Non sono i dati e i numeri ad essere importanti – lo è il fatto che noi ed altre persone solidali appartenenti ad altre organizzazioni continuiamo a farlo.

Alla fine l’Aquarius era affollato di 551 persone. Ogni centimetro del ponte era usato per sedersi, per rilassarsi, per stare distesi e dormire, lì, sul ponte. Tutti questi uomini, donne e bambini sono rimasti con noi per due giorni e due notti. Hanno potuto fare la doccia, godere di servizi igienici divisi per gli uomini e per le donne, ricevere la colazione e gli altri pasti ed hanno potuto usufruire delle cure mediche del nostro partner Medici Senza Frontiere (MSF).

In 48 ore siamo una grande famiglia a bordo, di 551 persone soccorse più la squadra di 30 membri. Abbiamo sentito storie incredibili di violenza e dolore, maltrattamenti, nei loro Paesi ed in altri ancora, tali che persino io non me la sento di scriverne. Siamo stati insieme per due giornate intere. Sono state emozioni immense – emozioni travolgenti durante il salvataggio e il trasferimento a terra.

E poi il vuoto!

È come Sisifo – l’uomo condannato a far rotolare una roccia in cima ad un monte e a ricominciare daccapo quando la roccia cade – per tutta la sua vita. È assurdo. La stessa cosa che viviamo noi ogni giorno, quando siamo sul mare a recuperare gente che sta naufragando. Non è la nostra vita, il lavoro di salvatggio, è assurdo. Non fraintendetemi, ma l’intera situazione che gira intorno a queste persone che cercano di attraversare il mare, senza alcuna possibilità di riuscirci, è assurda. È qui che vedo l’analogia con il personaggio filosofico.

Poi il vuoto. Il vuoto a bordo della nave, quando tutte quelle le persone lasciano la nave, verso un futuro sconosciuto. Guardando nei loro occhi ho potuto vedere una nuova paura, una domanda: Cosa mi succederà? Dopo alcune ore di sbarco l’Aquarius è vuota. È strano; era affollata solo poche ore prima, adesso è vuota. Vuoto puro.

Eccoci tornare alla Filosofia. Altra assurdità, c’è stato il nostro lavoro di salvataggio che ha assorbito le nostre energie, ma che ci ha riempito al contempo di nuova energia. Ci sono così tanti momenti emozionanti e travolgenti durante lo stress e il duro lavoro.

Forse parlare di soddisfazione è sbagliato, ma per noi è stata davvero una grande soddisfazione poter salvare tutte quelle vite. Ma dopo la soddisfazione c’è il vuoto.

Ciò che rimane è il vuoto a bordo dell’Aquarius e il vuoto nel mio cuore.

Questo vuoto rimane finche riprendiamo di nuovo la rotta verso l’area di salvataggio, come Sisifo, per dare tutto ciò che possiamo per ridurre al minimo la sofferenza sul mare e soccorrere le persone in difficoltà.

Testo: René Schulthoff

Traduzione: Sara Omodeo

Photo Credits: Isabelle Serro/SOS MEDITERRANEE

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