Salvataggio di minori non accompagnati – Diario di bordo

Salvataggio di minori non accompagnati – Diario di bordo

Aquarius Dom. 18.09.2016

Da febbraio 2016 SOSMEDITERRANEE è operativa nel mar Mediterraneo. Da allora la squadra search and rescue a bordo della nostra nave Aquarius ha effettuato 28 operazioni di soccorso. Negli ultimi 6 mesi sono state salvate direttamente da noi circa 4000 persone tra bambini, donne e uomini, e ne sono state trasportate a bordo dell’Aquarius più di 6000 . Di tanto in tanto supportiamo la nave di un’altra ONG, facendo trasferire sulla nostra delle persone salvate da loro.

I dati statistici delle nostre operazioni di soccorso, relativi agli ultimi sei mesi, mostrano un gran numero di minorenni tra le persone che soccorriamo. In totale 764 ragazzi, alcuni sono ancora bambini al momento del salvataggio. La maggior parte di questi minori, più dell’80%, sono senza un adulto che li accompagni. Sono lasciati a se stessi, spesso viaggiano insieme più minori provenienti dallo stesso Paese o persino dalla stessa regione d’origine.

Di recente, dopo un’operazione di soccorso avvenuta a 23 miglia a Nord di Tripoli, SOSMEDITERANEE ha salvato 252 persone a rischio di annegamento, 96 erano al di sotto dei 18 anni, 84 erano non accompagnati. Ciò significa che ci troviamo difronte ad un numero sempre crescente di giovani che fuggono dal proprio Paese o dalle condizioni devastanti, inumane e pericolose della Libia – il secondo caso riguarda circa il 40% dei minori soccorsi.

Grafico: relativo agli ultimi 21 salvataggi e trasferimenti a bordo dell’Aquarius:

Le ragioni che spingono questo grande numero di giovani a fuggire dal proprio Paese e a tentare la via del Mediterraneo sono variegate e differiscono anche da un Paese all’altro dell’Africa.

Alcuni ragazzi nigeriani ci hanno detto di aver lasciato il proprio Paese per trovare lavoro in altri stati africani come il Ghana, il Burkina Faso e la Libia. Alcuni di loro avevano perso i genitori e si erano spostati con degli amici per trovare un lavoro e guadagnare del denaro.

Un gruppo di giovani eritrei ha manifestato delle ragioni differenti per partire. Dato che in Eritrea tutti devono svolgere il servizio militare a partire dall’età di 18 anni e probabilmente devono restare nell’esercito a vita, molti giovani decidono di lasciare il Paese per evitare di essere arruolati.

Altre ragazze e ragazzi della Guinea Conakry hanno dovuto scontrarsi con problemi etnici. Il gruppo etnico di appartenenza è stato annientato e loro hanno preferito andarsene, dal momento che non era possibile integrarsi nella nuova società, non trovando modo di lavorare e di guadagnare per vivere.

Alcuni adolescenti tra i 10 e i 14 anni desiderano ricevere un’educazione scolastica. Molto probabilmente i loro genitori li hanno lasciati partire con la speranza che almeno uno nella famiglia possa andare a scuola all’estero, imparare, magari continuare gli studi e un giorno trovare lavoro.

Tutti questi giovani finiscono in Libia, principalmente in cerca di un lavoro ben pagato. Un sogno che diventa presto incubo. Le storie orribili si ripetono simili. La Libia è un vicolo cieco che spesso li porta a morte.

Tutti coloro con cui abbiamo parlato riportano la stessa realtà orribile in Libia: parlano di lavori forzati non pagati, vita inumana in campi di prigionia, maltrattamenti, torture e violenze. I più non hanno potuto sopportare oltre questa situazione. Molti ci hanno rivelato che è meglio la morte in mare che restare in Libia.

Persino la decisione pressocché fatale di salire su gommoni precari, non pensati per un viaggio attraverso il Mediterraneo, sembra una scelta migliore che restare in Libia. Inoltre, non hanno alternativa che imbarcarsi quando gli scafisti criminali li obbligano, minacciandoli con le armi a salire sui gommoni.

Testo: René Schulthoff

Traduzione:Sara Omodeo

Photo Credits: Marco Panzetti/SOS MEDITERRANEE

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